Testo Federica Baraldi   

Agronomo delle Tenute del Cerro, e nella vita

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mag 15, 2016 3 min di lettura
Franco Fierli è l’anima storica, una delle figure più “longeve” delle Tenute: entrato a Fattoria del Cerro appena conseguito il diploma presso l’Istituto Tecnico Agrario, nel 1989, ha seguito il progetto della selezione Clonale del Prugnolo Gentile (Sangiovese), in collaborazione con il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e l’Università di Pisa e Firenze. Franco è sicuramente il depositario delle memoria storica di Fattoria del Cerro, e non solo. Le sue conoscenze, le competenze acquisite sul campo, è il caso di dirlo, sono un patrimonio considerevole per l’Azienda.

Dopo aver mosso i primi passi in Fattoria del Cerro, si è occupato dello sviluppo del settore vitivinicolo del gruppo, progettando, ristrutturando ed ampliando la superficie viticola di Fattoria del Cerro dai 100 Ha del 1989  sino ai 180 Ha attuali, in gran parte vitati a Nobile di Montepulciano D.O.C.G. e Rosso di Montepulciano D.O.C., seguendo così lo sviluppo dell’Azienda sino a portarla ad essere la più grande realtà privata del territorio per la produzione di Nobile. Oggi, grazie al lavoro di selezione operato negli anni, il Cerro vanta impianti di vigneti moderni, funzionali, impostati per produrre uve di altissima qualità, grazie anche ad un territorio collinare particolarmente favorevole e ad un suolo che varia a seconda dell’altitudine: è così che, nelle diverse annate, si ottengono sempre uve di altissima qualità che  permettono  di esprimere il meglio della produzione.

Il progetto de La Poderina a Montalcino è stato per Franci particolarmente sfidante: partito con un’azienda di Ha 8 di vigneto a Brunello è arrivato oggi ad avere 37 Ha, attraverso la costante ricerca di zone diverse con terreni ed esposizioni che potessero dare il meglio dell’enologia Elcinese; l’acquisizione di nuovi  terreni attorno al paese di S.Antimo, ha permesso di sviluppare il progetto Moscadello D.O.C. “vendemmia tardiva”, un prodotto unico di grandissimo pregio e qualità; anche in questo caso, la sfida fu trovare  suoli potessero avere esposizione  ed escursione termica ottimali per  la coltivazione del Moscato passito (il primo vino prodotto a Montalcino), per farne una produzione unica per il territorio. Le uve vengono raccolte oltre la data limite di vendemmia (a ciò si deve per altro la denominazione “vendemmia tardiva”) quando i grappoli in sostanza sono già stati attaccati da muffa nobile, la botrytis cinerea, una muffa nobile che si nutre degli zuccheri delle uve in via di appassimento, a determinate condizioni climatiche). 

Le ultime acquisizioni de La Poderina sono state fatte recentemente nella zona in località Fonteantica: qui ci troviamo sul versante Sud-Ovest di Montalcino, una zona calda, ricca di scheletro difficile da coltivare, ma dove il Sangiovese trova la massima espressione, colonizzando di fatto il sasso del terreno, inglobandolo e sfruttandolo fino alla fine, per restituire così delle uve  che completano la loro maturazione durante le fresche notti di settembre grazie al rilascio del calore dalle pietre, che forniscono così tutta la loro mineralità.

Franco si occupa di tutte le aziende delle Tenute del Cerro, e nei primi anni Novanta l’allora proprietà del Gruppo decise di espandere i possedimenti anche in Umbria, ed in particolare Montefalco, un territorio ancora quasi sconosciuto dal punto di vista vitivinicolo in quegli anni. Cominciò quasi per gioco, come una sfida, l’acquisizione dell’Azienda Còlpetrone, allora composta di soli 5 Ha. L’ intuizione fu pionieristica: l’uva del sagrantino è difficile da domare, si tratta di un vitigno con  tannini difficili, dove la sinergia tra chi coltiva la vite e chi  deve gestire la maturazione del vino, per un  lungo invecchiamento (4 anni per la vinificazione del secco) deve essere perfetta. Il sagrantino è uno dei vitigni più tannici al mondo e da qui si ottengono vini di altissima qualità, ma soprattutto assolutamente unici; oggi Còlpetrone è la prima azienda del territorio sia per produzione di uve a Sagrantino che per altissima qualità del prodotto.

Ed infine la Villetta di Monterufoli, un territorio aspro e selvaggio, di quasi 1000 ettari incontaminati di macchia boschiva e fauna selvatica, dove coltivare la vite diventa una sfida tra l’uomo e l’ambiente circostante (compresi i numerosissimi cinghiali che sono ghiotti di uva), ma dove il Vermentino ed il Sangiovese da sempre coltivati sono la testimonianza storica delle poche piante rimaste dalla coltivazione che un tempo veniva fatta dai mezzadri.

I terreni prevalentemente limo-argillosi ben si adattano alla coltivazione del Vermentino, artefici per primi della mineralità e struttura delle uve: qui sembra che la vite stessa sapesse che la zona è ricca di acque minerali, anche se, in annate particolarmente calde, le piante devono essere aiutate da irrigazioni di soccorso. Il Poggio Miniera Val di Cornia, un Sangiovese in purezza, nasce qui, da terreni ricchi di calcare e ad una altitudine di circa mt 300 s.l.m, confortato da brezze marine che si spingono fino a queste colline: il prodotto nasce dalla straordinaria intuizione di Riccardo Cotarella, il consulente enologo di tutte le Tenute, che realizza un prodotto che è una vera e propria sfida nei confronti dei vini a base Sangiovese, che questa parte di Toscana produce.

“Per me lavorare tutti questi anni in Tenute del Cerro è  stato un grande viaggio” dice Franco, “che è il viaggio che ho intrapreso spinto dalla passione per la terra, per la vite per la natura: significa partire da una gemma di un tracio di vite e  saper pazientare prima di ottenere un risultato, grazie ad un lavoro che si sviluppa giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, un lavoro che si misura con  mille fattori esterni e mai si ripete alla stessa maniera. Non ho mai finito di imparare, ma alla fine delle mie giornate lavorative mi sento ripagato dal piacere di bere un bicchiere di vino, dove ci sento anche il sapore del mio sudore!”.

Se oggi Tenute del Cero può vantare di avere eccellenze  così importanti, nel settore vitivinicolo, è grazie ad un forte spirito di collaborazione tra proprietà, gruppo dirigenziale, tecnici, maestranze e consulenti che si sono susseguiti negli anni, e che sempre danno il meglio di se, consapevoli che la meta da raggiungere è spostata sempre un po’ più in là dell’ultimo traguardo che ci siamo dati. 

Agronomo delle Tenute del Cerro, e nella vita