Text Federica Baraldi   

Montecorona, ovvero silenzio, tranquillità, meditazione.

Persone e Immagini
mag 25, 2016 3 min di lettura
INTERVISTA a Roberto Zampieri, Responsabile della Tenuta di Montecorona

Stiamo parlando della Tenuta di Montecorona ricca della splendida Abbazia omonima, che nel 2008 ha festeggiato i suoi primi 1000 anni di storia e, in segno di rispetto, è stata promossa da chiesa parrocchiale a basilica minore. Quando nel 1996 ci arrivò Roberto Zampieri, fu proprio questo complesso straordinario abbaziale a colpirlo: addossato alle sponde del Tevere e, seppur prossimo alla E45 e nei pressi della cittadina di Umbertide, si erge isolato nel verde della campagna di questa parte dell’Umbria così ricca di spiritualità, religiosità, ma anche di operosità, e di forte orgoglio delle proprie tradizioni, delle usanze popolari e delle ricorrenze storiche.

Per Roberto, giovane quarantenne appena arrivato ad Umbertide, fu subito grande amore, anche se quando gli fu nominata l’uscita Umbertide sulla E45,  chiese dove si trovasse!

Il filo conduttore del suo lavoro si ritrova nelle sue due grandi passioni: la frutta e il vino, la frutta è stato il destino avendo lavorato i precedenti vent’anni in una realtà frutticola che aveva i suoi frutteti fra la Maremma toscana, la costa livornese e i colli di Santa Maria di Galeria vicino Roma, mentre il vino per passione giovanile, che lo spinse, appena diplomato perito agrario, ad andare a Conegliano Veneto per studiare enologia. Il primo giorno di lavoro a Montecorona, il 2 settembre 1996, lo accoglie la sua forza lavoro (citando la battuta dell’allora Direttore generale): quattro uomini piuttosto bassi di statura, che indossavano il cappello agricolo tradizionale, un berretto giallo verde con visiera di plastica blu e la scritta “Mangimi Petrini”, il più giovane dei quali aveva 57 anni, ed a 60 si andava in pensione!

“Con Montecorona iniziai da subito a seguire anche Colpetrone che allora contava su 2,3 ettari di vigneto, un ettaro di vigneto in affitto, e soprattutto nemmeno un dipendente perché l’ultimo se n’era andato qualche giorno prima del mio arrivo”. Un esordio che non lo scalfisce.

Ma per tornare a Montecorona ciò che colpisce, aggiunge Roberto, è la ricchezza di riferimenti storici, la chiara sensazione che questa Abbazia è sempre stata centro di riferimento sia sotto il profilo delle attività che vi venivano svolte sia sotto il profilo religioso e spirituale.

L’attività cardine della Tenuta è la produzione dell’olio extravergine, che oltre ad avere sicuri riferimenti storici è senz’altro nella tradizione di Montecorona: qui ci troviamo ai confini settentrionali della zona di produzione dell’olio in Umbria, quindi abbiamo un prodotto di un verde intenso, lievemente profumato ma con decise note di amaro e piccante che lo rendono adatto a zuppe di verdure cotte, carni grigliate, arrosto di selvaggina.

Un prodotto di grande genuinità, le piante qui sono allevate sopra i 400 mt slm, senza l’utilizzo di antiparassitari per il controllo della mosca delle olive, un parassita che ad altitudini inferiori riuescirebbe a danneggiare significativamente la qualità delle olive.

Roberto Zampieri, in fatto di olio, ha le sue preferenze: “Senz’altro il mono cultivar di frantoio che , in annate particolarmente favorevoli esprime un olio con dei profumi di oliva matura  e di erba fresca appena tagliata che ti inebria”. E per creare un nuovo olio? Da dove si trae ispirazione? “Semplicissimo: basta assaggiare gli oli di qualità che provengono da altre  zone o altre regioni e subito ci si rende conto delle grandi possibilità, dei profumi che cambiano pur essendo le olive della stessa varietà, delle differenze da un’annata all’altra”.

E il 2015, per fortuna, ha regalato gioie che il 2014 aveva negato: “E’ stato anno eccezionale con oli molto profumati, poca produzione perché alcune varietà non hanno prodotto (moraiolo) ma olio equilibrato con contenuto polifenolico molto alto e di conseguenza grande stabilità e mantenimento delle caratteristiche di partenza”. Da abbinare, ovviamente, ad arrosti tipici della  zona (oca, anatra, coniglio e non può mancare la porchetta), mentre sui primi si sposa bene a creme di asparagi o funghi.

E Montecorona val bene una messa! Ubicata in una posizione strategica ad un’ora d’auto si possono raggiungere perle della storia umbra, note in tutto il mondo, come Città di Castello, Gubbio, Assisi, Perugia, Spoleto, Todi. Una più bella dell’altra per non menzionare gioielli meno conosciuti ma stupefacenti come Spello, Bevagna, Montefalco, Foligno.

Una visita alla fine dell’estate, quando è in corso la raccolta della frutta  e ormai le olive sono prossime alla fine della maturazione, è un momento ideale, di grande attività per la Tenuta ma anche ricco di manifestazioni e di rievocazioni storiche: la zona dell’alta valle del Tevere, infatti,  è sempre stata densa di avvenimenti e ricorrenze sia religiose, (San Francesco e San Romualdo vissero qui), sia di natura prettamente storica: Qui si consumarono tremende battaglie e scontri fra le famiglie potenti che vi hanno vissuto, come la nota guerra fra gli Oddi e i Baglioni per il possesso di Perugia  oppure le scorribande di Fortebraccio da Montone.

A Montecorona le tracce partono dall’anno mille dove si inizia a costruire l’ Abbazia che fu gestita da vari ordini religiosi fino agli inizi del 1500 dove viene riconsegnata ai Camaldolesi, l’ordine che l’aveva fondata e che si ispirava alla regola di San Romualdo (che contribuì alla nascita di diversi conventi e cenobi tosco-umbri, fra cui Camaldoli e Fonte Avellana).

Tra il 1530 ed il 1750 vi fu il periodo di maggior splendore con la crescita di attività importanti in questo centro della vita spirituale, ma anche farmaceutica, in virtù delle grandi capacità dei Camaldolesi nel produrre medicinali a base di erbe officinali che, come testimoniato da documenti ritrovati, venivano spediti fino alle Indie Orientali. Inoltre si produceva seta attraverso l’allevamento dei bachi, e di conseguenza tessuti preziosi e paramenti religiosi.

E cosa beve il responsabile di una Tenuta in un luogo così “sacro”? “Beh ogni tanto il Sagrantino per i piatti importanti, ma tutti i giorni  senz’altro Rosso Montefalco anche se, confesso, il Nobile di Montepulciano è per me la massima espressione del miglior rapporto qualità/ prezzo”.

 

Montecorona, ovvero silenzio, tranquillità, meditazione.