Il Sagrantino di Montefalco

Risale al XVI secolo il primo documento ufficiale che cita il nome del vitigno, nell'archivio notarile della città di Assisi. Secondo alcuni l'uva era coltivata dai frati francescani che ne ricavavano un passito destinato ai riti religiosi, da cui il nome Sagrantino (dalla radice latina «sacer», sacro). Sin dalla prima metà del Trecento gli statuti comunali della zona includevano leggi e disposizioni a tutela del vino e della vite.

Nel 1600 si registra addirittura un severo inasprimento delle sanzioni per chi fosse stato colto nell'atto di tagliare una pianta d'uva: la pena massima poteva essere addirittura la forca. Ad inizio Ottocento, l'area intorno a Montefalco viene citata come zona di produzione di alcuni dei migliori vini dello Stato Pontificio Nei decenni successivi il vitigno rischia la scomparsa sino al recupero negli anni Sessanta. Il Sagrantino, vitigno autoctono di questa area, è uno dei più antichi d’Italia ed il più ricco di tannini e polifenoli. Per questo motivo richiede una lavorazione molto attenta che ne esalti la potenza e l’unicità e ne garantisca il giusto equilibrio ed eleganza. In vigna sono adottati sistemi di allevamento altamente qualitativi, con rese di 60 quintali per ettaro, ampiamente al di sotto degli 80 quintali consentiti dal disciplinare.