Guida completa alle Pievi e alla zonazione del Vino Nobile di Montepulciano
Cosa sono le UGA: il sistema delle Unità Geografiche Aggiuntive nel vino italiano
La zonazione del Vino Nobile: le Pievi di Montepulciano
Il ruolo del catasto Leopoldino nella zonazione del Nobile
Il catasto Leopoldino è il sistema catastale introdotto nel Granducato di Toscana nei primi decenni dell’Ottocento, sotto il governo di Leopoldo II di Lorena. È un documento straordinario per precisione: mappe dettagliate che registravano ogni proprietà, ogni confine, ogni uso del suolo. Per il territorio di Montepulciano, il Catasto Leopoldino conserva la suddivisione in sottozone distinte, ciascuna identificata con un toponimo – molti dei quali corrispondono alle antiche pievi che organizzavano il territorio in epoca medievale.
Incrociare queste mappe storiche con i dati geologici e pedologici moderni ha permesso di verificare che i confini amministrativi del passato riflettevano differenze reali nella composizione dei suoli e nelle caratteristiche del terroir. Le comunità rurali di un tempo conoscevano il proprio territorio per esperienza diretta e ne avevano tracciato i confini in base a ciò che osservavano nella terra, nelle colture e nel paesaggio. Il catasto Leopoldino ha fornito una prima traccia storica di una realtà territoriale che poi è stata documentata con strumenti scientifici.
Il progetto Pieve: dall’assemblea dei produttori alla Gazzetta Ufficiale
Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano ha guidato l’intero processo di definizione delle sottozone con un metodo partecipativo, trasparente e condiviso. Ogni azienda della denominazione, infatti, ha preso parte attiva al lavoro di analisi, portando i propri dati di produzione, i profili dei vigneti e le osservazioni accumulate in anni di lavoro in vigna.
Il risultato – un disciplinare approvato all’unanimità dall’assemblea dei produttori – non era scontato. Trovare una convergenza su confini geografici che influenzano direttamente il valore commerciale dei vini e la riconoscibilità delle singole aziende richiede una notevole fiducia reciproca. L’approvazione unanime ha poi condotto al via libera della Regione Toscana e del Ministero dell’Agricoltura, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il 5 febbraio 2025 e piena efficacia a partire dalla vendemmia 2021.
Le 12 Pievi di Montepulciano: posizione e terroir
- Zona nord: Ascianello, Badia, Caggiole, Gracciano, Le Grazie, Cerliana (nord-est)
Altitudini tra 300 e 500 metri, suoli prevalentemente argilloso-calcarei con buona componente sabbiosa. I vini tendono a maggiore freschezza e finezza aromatica.
- Zona sud: Sant’Albino, Cervognano (sud-est), Sant’Ilario (sud-est), Valardegna (sud-est)
Quote più basse, tra 250 e 400 metri, con suoli limoso-argillosi e depositi fluvio-lacustri del Pliocene. Vini strutturati, con tannini importanti e una mineralità pronunciata.
- Zona ovest: San Biagio
Suoli a matrice calcarea con presenza di galestro, ben drenati. Vini eleganti, con buona acidità e un profilo aromatico più delicato.
- Zona est: Valiano
Zona di transizione verso la Valdichiana, con suoli a prevalenza argillosa e quote mediamente più basse. Vini di buona concentrazione, con struttura tannica sostenuta.
Le caratteristiche del Vino Nobile di Montepulciano con menzione “Pieve”
Il disciplinare della menzione “Pieve”: le regole e i requisiti
Nel Nobile di Montepulciano con menzione “Pieve” Sangiovese (Prugnolo Gentile) deve rappresentare almeno l’85% dell’uvaggio del Vino Nobile con menzione “Pieve”. Gli unici vitigni complementari ammessi sono autoctoni: Canaiolo (massimo 15%), Ciliegiolo (massimo 15%), Mammolo (massimo 15%) e Colorino (massimo 5%). I vitigni internazionali e quelli a bacca bianca non sono ammessi – una scelta che riporta il Vino Nobile alle sue radici varietali e distingue nettamente la Pieve dai blend più liberi che il disciplinare base consente.
I vigneti devono avere un’età minima di 15 anni ed essere condotti direttamente dall’azienda che imbottiglierà il vino. La resa massima è fissata a 70 quintali per ettaro di coltura specializzata, con un limite ulteriore di 2,5 kg per ceppo. Non è ammesso il supero di produzione: ciò che si raccoglie oltre il limite non può essere destinato alla Pieve.
Cosa cambia tra un Nobile DOCG tradizionale e Nobile con menzione “Pieve”
A questo punto, viene spontaneo chiedersi: se entrambi rientrano nella DOCG Vino Nobile di Montepulciano, che differenza c’è tra una bottiglia “standard” e una con menzione “Pieve”? Le differenze sono significative e riguardano sia le regole di produzione che il profilo del vino in bottiglia.
Pieve Sant'Ilario: il Nobile con menzione Pieve tra le etichette di Fattoria del Cerro
Fattoria del Cerro