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Guida completa alle Pievi e alla zonazione del Vino Nobile di Montepulciano

Il Vino Nobile di Montepulciano è una delle denominazioni più antiche d’Italia. Eppure, fino al 2024, una bottiglia poteva essere espressione di molte caratteristiche diverse tra loro – il vitigno, l’annata, il produttore – ma non il luogo preciso da cui provenivano le uve. Due vini prodotti su suoli completamente diversi, a quote diverse, con microclimi diversi, potevano portare la stessa etichetta senza distinzioni.

Dal 2025 non è più così. Il disciplinare della denominazione prevede ora una menzione aggiuntiva, chiamata “Pieve”, che consente di indicare la specifica sottozona di produzione.

Le sottozone di Montepulciano sono 12 e si chiamano Pievi, come le antiche chiese parrocchiali di borgo che dall’epoca tardo-romana suddividevano il territorio poliziano. Nel disciplinare prendono il nome tecnico di UGA, Unità Geografiche Aggiuntive: la categoria normativa con cui l’Italia riconosce le sottozone all’interno delle denominazioni DOP. Per definirle, il Consorzio del Vino Nobile ha studiato e incrociato informazioni su geologia, pedologia, cartografia storica e analisi produttive relative al territorio: un percorso iniziato negli anni ‘90 e culminato con l’approvazione unanime del nuovo disciplinare.

Questa guida completa spiega cosa sono le UGA, come sono nate e cosa prevede il loro disciplinare. Scoprirai anche cosa significa la menzione “Pieve” in etichetta e cosa deve aspettarsi per chi acquista, colleziona o degusta il Vino Nobile di Montepulciano con questa nuova caratteristica.

Cosa sono le UGA: il sistema delle Unità Geografiche Aggiuntive nel vino italiano

Le UGA sono aree delimitate all’interno del più ampio territorio di una denominazione di origine. In Italia, possono essere riconosciute soltanto per vini DOP (quindi DOC e DOCG) e corrispondono a comuni, frazioni, zone amministrative o microaree geografiche ben definite, ciascuna con caratteristiche pedoclimatiche e produttive specifiche.

Il concetto non è nuovo nel panorama enologico: Barolo e Barbaresco, ad esempio, hanno da tempo le loro “Menzioni Geografiche Aggiuntive” (MGA) che identificano i singoli cru. In Borgogna, i climat funzionano in modo analogo da secoli. Il principio è lo stesso: più è precisa l’indicazione geografica, più il vino è capace di esprimere il suo territorio.

Nel caso del Vino Nobile di Montepulciano, le UGA si concretizzano nelle Pievi: 12 sottozone che rappresentano altrettanti modi di interpretare il Prugnolo Gentile – il Sangiovese locale che è il vitigno base del Nobile – in funzione di suoli, altitudini, esposizioni e microclimi differenti.

La zonazione del Vino Nobile: le Pievi di Montepulciano

Il percorso che ha portato alla definizione delle 12 Pievi è stato lungo e articolato. Le radici risalgono agli anni ‘90, quando il Consorzio del Vino Nobile fu tra i primi in Italia ad avviare un progetto sistematico di zonazione, affidando poi a Enogea la realizzazione della mappa del Vino Nobile di Montepulciano suddivisa in aree di produzione. Ma il lavoro che ha condotto specificamente alla menzione “Pieve” è iniziato nel 2020, con un approccio metodologico che ha richiesto la partecipazione collettiva di tutti i produttori della denominazione.

L’obiettivo era ambizioso: raggiungere una visione univoca e condivisa del territorio di Montepulciano, fondata su basi scientifiche e storiche. Per raggiungerlo sono state condotte ricerche su più fronti: analisi geologiche e pedologiche dei suoli, studi sulla morfologia del territorio e ricerche storiche negli archivi e nelle biblioteche alla ricerca dei confini delle antiche sottozone.

 

Il ruolo del catasto Leopoldino nella zonazione del Nobile


Il catasto Leopoldino è il sistema catastale introdotto nel Granducato di Toscana nei primi decenni dell’Ottocento, sotto il governo di Leopoldo II di Lorena. È un documento straordinario per precisione: mappe dettagliate che registravano ogni proprietà, ogni confine, ogni uso del suolo. Per il territorio di Montepulciano, il Catasto Leopoldino conserva la suddivisione in sottozone distinte, ciascuna identificata con un toponimo – molti dei quali corrispondono alle antiche pievi che organizzavano il territorio in epoca medievale.

Incrociare queste mappe storiche con i dati geologici e pedologici moderni ha permesso di verificare che i confini amministrativi del passato riflettevano differenze reali nella composizione dei suoli e nelle caratteristiche del terroir. Le comunità rurali di un tempo conoscevano il proprio territorio per esperienza diretta e ne avevano tracciato i confini in base a ciò che osservavano nella terra, nelle colture e nel paesaggio. Il catasto Leopoldino ha fornito una prima traccia storica di una realtà territoriale che poi è stata documentata con strumenti scientifici.

 

Il progetto Pieve: dall’assemblea dei produttori alla Gazzetta Ufficiale


Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano ha guidato l’intero processo di definizione delle sottozone con un metodo partecipativo, trasparente e condiviso. Ogni azienda della denominazione, infatti, ha preso parte attiva al lavoro di analisi, portando i propri dati di produzione, i profili dei vigneti e le osservazioni accumulate in anni di lavoro in vigna.

Il risultato – un disciplinare approvato all’unanimità dall’assemblea dei produttori – non era scontato. Trovare una convergenza su confini geografici che influenzano direttamente il valore commerciale dei vini e la riconoscibilità delle singole aziende richiede una notevole fiducia reciproca. L’approvazione unanime ha poi condotto al via libera della Regione Toscana e del Ministero dell’Agricoltura, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il 5 febbraio 2025 e piena efficacia a partire dalla vendemmia 2021.

Le 12 Pievi di Montepulciano: posizione e terroir

Le 12 Pievi coprono l’intero territorio della DOCG e prendono il nome dalle antiche chiese parrocchiali di borgo che, dall’epoca tardo-romana e longobarda, costituivano il cardine dell’organizzazione territoriale.

Ciascuna Pieve si distingue per una combinazione specifica di fattori: la composizione del suolo, l’altitudine dei vigneti, l’esposizione e il microclima. Queste differenze si traducono in profili organolettici riconoscibili: un Vino Nobile prodotto su suoli prevalentemente argillosi avrà una struttura tannica più pronunciata rispetto a uno nato su terreni sabbiosi, più elegante e aromatico.

Le 12 Pievi si distribuiscono in quattro aree geografiche, ciascuna con caratteristiche di suolo e microclima che si riflettono direttamente nel vino:


  • Zona nord: Ascianello, Badia, Caggiole, Gracciano, Le Grazie, Cerliana (nord-est)


Altitudini tra 300 e 500 metri, suoli prevalentemente argilloso-calcarei con buona componente sabbiosa. I vini tendono a maggiore freschezza e finezza aromatica.

  • Zona sud: Sant’Albino, Cervognano (sud-est), Sant’Ilario (sud-est), Valardegna (sud-est)


Quote più basse, tra 250 e 400 metri, con suoli limoso-argillosi e depositi fluvio-lacustri del Pliocene. Vini strutturati, con tannini importanti e una mineralità pronunciata.

  • Zona ovest: San Biagio


Suoli a matrice calcarea con presenza di galestro, ben drenati. Vini eleganti, con buona acidità e un profilo aromatico più delicato.

  • Zona est: Valiano


Zona di transizione verso la Valdichiana, con suoli a prevalenza argillosa e quote mediamente più basse. Vini di buona concentrazione, con struttura tannica sostenuta.

 

Le caratteristiche del Vino Nobile di Montepulciano con menzione “Pieve”

Una volta definite le 12 sottozone, il lavoro del Consorzio si è concentrato su una domanda concreta: quali regole deve rispettare un produttore per poter scrivere “Pieve” in etichetta? È nato così un disciplinare più restrittivo rispetto al Vino Nobile DOCG tradizionale che interviene su tutti gli aspetti della produzione: vitigni, gestione del vigneto, rese, affinamento e controlli qualitativi. Non si tratta di un semplice aggiornamento normativo, ma di un cambio di prospettiva: la menzione “Pieve” introduce un livello di precisione territoriale più elevato, con l’obiettivo di garantire coerenza tra origine delle uve, stile del vino e identità della sottozona.

Questa maggiore precisione si riflette direttamente anche in etichetta. Un Vino Nobile con menzione “Pieve” riporta infatti tre informazioni chiave: la denominazione Vino Nobile di Montepulciano DOCG e la parola Pieve seguita dal toponimo della UGA di provenienza. A queste si aggiungono le indicazioni standard come annata, produttore, titolo alcolometrico, e la fascetta DOCG. Per il consumatore, la presenza della menzione è una garanzia di tracciabilità territoriale e di un livello qualitativo aggiuntivo rispetto a quello già previsto dalla DOCG.

 

Il disciplinare della menzione “Pieve”: le regole e i requisiti


Nel Nobile di Montepulciano con menzione “Pieve” Sangiovese (Prugnolo Gentile) deve rappresentare almeno l’85% dell’uvaggio del Vino Nobile con menzione “Pieve”. Gli unici vitigni complementari ammessi sono autoctoni: Canaiolo (massimo 15%), Ciliegiolo (massimo 15%), Mammolo (massimo 15%) e Colorino (massimo 5%). I vitigni internazionali e quelli a bacca bianca non sono ammessi – una scelta che riporta il Vino Nobile alle sue radici varietali e distingue nettamente la Pieve dai blend più liberi che il disciplinare base consente.

I vigneti devono avere un’età minima di 15 anni ed essere condotti direttamente dall’azienda che imbottiglierà il vino. La resa massima è fissata a 70 quintali per ettaro di coltura specializzata, con un limite ulteriore di 2,5 kg per ceppo. Non è ammesso il supero di produzione: ciò che si raccoglie oltre il limite non può essere destinato alla Pieve.

Il periodo di affinamento complessivo prima dell’immissione in commercio è di 36 mesi. Di questi, almeno 12 devono essere trascorsi in legno – con libertà sulla tipologia e sul formato dei contenitori – e almeno 12 in bottiglia. Il tempo restante può essere distribuito liberamente. La prima vendemmia utile è stata la 2021, e visti i tempi di maturazione, le prime bottiglie sono state messe in commercio nel 2025.

Prima dell’imbottigliamento, il disciplinare prevede che i vini vengano sottoposti a una doppia commissione di assaggio. La prima è una commissione interna al Consorzio, costituita su base volontaria da enologi e tecnici del vino che, dopo aver effettuato esami chimici, valutano la rispondenza ai parametri della menzione e forniscono al produttore indicazioni utili. Al termine dell’affinamento interviene la commissione ufficiale di Valoritalia, che effettua il prelievo del vino dalla bottiglia e certifica l’idoneità alla menzione “Pieve”.

 

Cosa cambia tra un Nobile DOCG tradizionale e Nobile con menzione “Pieve”


A questo punto, viene spontaneo chiedersi: se entrambi rientrano nella DOCG Vino Nobile di Montepulciano, che differenza c’è tra una bottiglia “standard” e una con menzione “Pieve”? Le differenze sono significative e riguardano sia le regole di produzione che il profilo del vino in bottiglia.

Il Vino Nobile tradizionale prevede un affinamento complessivo minimo inferiore e ammette anche vitigni non autoctoni nel blend. La menzione “Pieve”, invece, introduce requisiti più rigorosi su entrambi i fronti: solo vitigni autoctoni, vigne di almeno 15 anni, produzioni più limitate, 36 mesi di affinamento complessivo e una doppia valutazione da parte della commissione di assaggio. Il risultato non è tanto una versione superiore del Nobile, ma un vino alla pari di un “cru”, capace di definire con precisione un luogo. Se il Nobile tradizionale esprime una denominazione, la “Pieve” si concentra su un territorio ben delimitato.

Per il consumatore e il collezionista, questa distinzione apre una nuova dimensione: la possibilità di esplorare le differenze tra le 12 sottozone, confrontando i profili dei vini prodotti su suoli diversi dalla stessa denominazione. È un invito a vivere ogni sfumatura di Montepulciano per assaggiare, confrontare e scoprire il gusto che rende unica ogni Pieve.

Pieve Sant'Ilario: il Nobile con menzione Pieve tra le etichette di Fattoria del Cerro

Tra le prime bottiglie a portare in etichetta la menzione “Pieve” c’è il Pieve Sant’Ilario di Fattoria del Cerro, la più grande realtà privata produttrice di Vino Nobile di Montepulciano. L’azienda ricade nella UGA di Sant’Ilario, situata nella zona sud-est della denominazione: un’area dove sorgeva un’antica chiesa parrocchiale intitolata a Sant’Ilario.

Il Pieve Sant’Ilario annata 2021 – la prima prodotta secondo il disciplinare della menzione, quindi particolarmente interessante anche come bottiglia da collezione – si presenta con un colore rubino intenso, note di frutta rossa matura e spezie, e un sorso lungo, equilibrato e consistente.

 

Pieve Sant’Ilario si inserisce nella gamma del Vino Nobile di Fattoria del Cerro come nuova etichetta e va ad affiancare Silìneo e Antica Chiusina – le etichette DOCG classiche dell’azienda – e il Nobile di Montepulciano Riserva Le Poggiole. Pieve Sant’Ilario aggiunge a questa gamma una nuova dimensione basata sulla specificità territoriale, capace di andare oltre la denominazione.

Fattoria del Cerro

Fattoria del Cerro, ubicata in località Acquaviva a Montepulciano (SI), si estende su 600 ha. di proprietà dei quali 181 vitati e con i suoi 93 ettari iscritti all’Albo del Vino Nobile​​ è la più grande realtà privata produttrice di Vino Nobile di Montepulciano.

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