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Un Vino Nobile nato dalle antiche pievi di Montepulciano: Pieve Sant’Ilario

Il futuro del Vino Nobile di Montepulciano passa da una parola antica: “Pieve”. Dal 2025, il disciplinare della DOCG prevede una menzione aggiuntiva in etichetta, attraverso cui il Nobile, uno dei vini rossi simbolo della Toscana, si può legare a una specifica sottozona del territorio vitato – identificata con il nome storico di una tra le dodici pievi in cui l’area di Montepulciano era suddivisa fin dall’epoca tardo-romana. Questa novità è il riconoscimento formale di ciò che viticoltori e agronomi del vino poliziano sanno da tempo, ovvero che a Montepulciano ogni collina ha una sua personalità e specificità enologica.

Fattoria del Cerro ha presentato il suo primo vino con questa menzione, Pieve Sant’Ilario: un Vino Nobile di Montepulciano DOCG, annata 2021, prodotto in tiratura limitata. È il risultato di un percorso che unisce un’attenta zonazione, selezione rigorosa e il rispetto di un disciplinare tra i più esigenti nel panorama delle DOCG italiane – tutte queste caratteristiche danno vita a un vino di altissima qualità, unico nel suo genere.

Pieve Sant'Ilario di Fattoria del Cerro: un vino rosso pregiato e ricco di storia

Il nome Sant’Ilario identifica una delle dodici Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) del Vino Nobile di Montepulciano, nella zona sud-est della denominazione, dove si trovano i vigneti di Fattoria del Cerro. È un’area con una storia documentata che risale almeno all’anno Mille: qui sorgeva una chiesa parrocchiale intitolata a Sant’Ilario, e il vicino Argiano era un luogo solitario e selvatico fino a quando, intorno al 1100, i Conti di Chiusi donarono alla chiesa una porzione di bosco. Sono dettagli che si ritrovano nei documenti del catasto Leopoldino dei primi decenni dell’Ottocento, la fonte storica su cui il Consorzio del Vino Nobile ha basato la perimetrazione delle nuove sottozone.

La Pieve di Sant’Ilario si distingue per un terroir ben definito: suoli limosi su sabbie compatte, con tessitura franco argillosa e franco limoso argillosa, calcarei. Nelle parti più basse, avvicinandosi alla Valdichiana, si trovano i terrazzi fluvio-lacustri con sabbie e ciottoli silice di piccole dimensioni. Sono suoli formati dai sedimenti del Pliocene, quando quest’area era un fondale marino. I vigneti si sviluppano tra i 250 e i 400 metri sul livello del mare, in un terreno ricco di argilla e limo che conferisce al vino struttura, mineralità e una personalità riconoscibile.

 

Il progetto delle Pievi del Vino Nobile di Montepulciano


L’idea delle Pievi ha una storia decennale: già negli anni Novanta il Consorzio di Montepulciano aveva avviato i primi studi di zonazione, tra i più precoci in Italia. Il percorso che ha portato alla menzione “Pieve” è iniziato formalmente nel 2020, con un lavoro che ha coinvolto tutte le aziende della denominazione. L’approccio è stato duplice: da un lato le ricerche geologiche e pedologiche, dall’altro gli studi storici condotti fino al catasto Leopoldino del 1800. Incrociando questi dati sono state individuate le 12 zone, ciascuna con caratteristiche organolettiche riconoscibili nel vino prodotto.

L’introduzione della menzione Pieve ha anche una conseguenza pratica: certifica l’origine esatta delle uve. Il risultato è una tracciabilità territoriale che poche denominazioni italiane possono vantare: ogni bottiglia con menzione Pieve racconta la storia specifica di una singola collina, elevando il Vino Nobile ai massimi standard della zonazione internazionale – al pari dei grandi cru mondiali.

A garanzia della qualità, il disciplinare prevede una doppia commissione di assaggio: una commissione interna al Consorzio che valuta il vino prima dell’imbottigliamento e la commissione di idoneità di Valoritalia, che effettua il controllo finale su un campione prelevato dalla bottiglia.

 

Pieve Sant’Ilario: l’interpretazione enologica di Tenute del Cerro


Il disciplinare della menzione “Pieve” è tra i più restrittivi del panorama enologico italiano – e la distanza rispetto al Vino Nobile tradizionale è netta. Il disciplinare standard richiede un minimo del 70% di Sangiovese e ammette anche vitigni internazionali come Merlot o Cabernet nel blend.

La menzione Pieve alza l’asticella: il Sangiovese (nella sua declinazione locale, il Prugnolo Gentile) deve rappresentare almeno l’85% dell’uvaggio, i vitigni complementari ammessi sono esclusivamente autoctoni – Canaiolo, Ciliegiolo o Mammolo fino al 15%, Colorino fino al 5% – e vitigni internazionali e a bacca bianca non sono ammessi. I vigneti devono avere almeno 15 anni di età, essere condotti direttamente dall’azienda che imbottiglia, e rispettare una resa massima di 70 quintali per ettaro (2,5 kg per ceppo), senza possibilità di supero. Resa più bassa significa concentrazione e complessità aromatica superiori.

Fattoria del Cerro ha scelto di andare oltre il minimo del disciplinare: il suo Pieve Sant’Ilario è prodotto con Prugnolo Gentile al 100%, in purezza. Le uve vengono raccolte nel mese di settembre. Dopo la diraspatura totale, la fermentazione avviene in tini d’acciaio con una macerazione di circa 15 giorni. Terminata la fermentazione malolattica, inizia l’affinamento in legno – barrique, tonneaux e botti grandi – per un minimo di 12 mesi. Il vino viene poi riportato in acciaio per le operazioni di finissaggio e infine imbottigliato. Prima dell’immissione in commercio, la bottiglia affina per almeno altri 12 mesi, per un periodo complessivo di maturazione di 36 mesi.

 

Come servire e abbinare Pieve Sant’Ilario


Il profilo organolettico del Pieve Sant’Ilario riflette fedelmente il suo terroir d’origine. Il vino si presenta nel calice con un rosso rubino intenso tendente al granato. Al naso è complesso ed etereo: emergono sentori nitidi di frutti rossi maturi, intrecciati a sfumature di spezie dolci che si aprono progressivamente con l’ossigenazione – un profilo in cui si legge il contributo dei suoli limosi e argillosi derivanti dagli antichi sedimenti marini. La bocca è di grande lunghezza ed eleganza: ottima concentrazione e struttura, con una mineralità sapida che si lega alla terra di Montepulciano. L’annata 2021 ha ottenuto 93 punti da James Suckling. È il vino che si colloca al vertice della piramide qualitativa di Fattoria del Cerro, con il Silìneo e l’Antica Chiusina – e la produzione è numericamente molto contenuta.

Va servito in calici di media grandezza, a una temperatura tra i 16 e i 18°C. È un vino che richiede tempo e attenzione: sia nel calice, dove un’aerazione di almeno mezz’ora ne favorisce l’espressione, sia in cantina, dove il potenziale di invecchiamento è significativo. Per l’abbinamento a tavola, il profilo strutturato e la persistenza lo rendono perfetto con carni rosse, selvaggina o cacciagione con lunghe cotture e spezie, e con primi piatti conditi con sughi ricchi. Naturalmente, è ideale in abbinamento ai piatti della tradizione toscana e in particolare poliziana: pici, chianina e bistecca alla fiorentina, pecorino di Pienza.

Una bottiglia da collezione: regalare Pieve Sant'Ilario

La tiratura limitata e il valore simbolico della prima annata con menzione “Pieve” rendono il Pieve Sant’Ilario di Fattoria del Cerro una bottiglia che va oltre il semplice acquisto di un vino pregiato. Rappresenta un vero e proprio pezzo di storia enologica di Montepulciano – il primo imbottigliamento di un percorso che ridefinisce la geografia del Vino Nobile – e questo lo rende un regalo di grande valore per chi sa apprezzare il vino toscano di eccellenza. Anche per chi colleziona fuori dal circuito delle bottiglie più note è una scelta ricercata, in quanto prima annata di una nuova tipologia DOCG con 93 punti James Suckling.

L’etichetta è stata pensata per restare impressa: un elegante cipresso nero stilizzato, elemento iconico del paesaggio toscano, realizzato con un ritaglio sulla carta. Man mano che il vino viene versato e il livello nella bottiglia scende, il profilo del cipresso diventa progressivamente più visibile – un dettaglio di design che trasforma la bottiglia in un oggetto da esporre e conservare.

Il vino Pieve Sant’Ilario è disponibile nello shop online di Tenute del Cerro, accessibile a tutti gli iscritti al wine club con prezzi riservati.

Una degustazione di Pieve Sant'Ilario a Fattoria del Cerro

Lo sappiamo bene, il modo migliore per comprendere un vino legato a uno specifico terroir è degustarlo nel luogo in cui nasce. A Fattoria del Cerro, la più grande realtà privata produttrice di Vino Nobile di Montepulciano, rossi toscani come il Pieve Sant’Ilario possono essere assaggiati nell’ambito delle degustazioni guidate che si svolgono in cantina o nella sala con vista sull’anfiteatro dei vigneti, tra le colline senesi.

Per chi vuole prolungare l’esperienza e immergersi appieno nell’universo produttivo del vino poliziano, il Relais Villa Grazianella – wine resort della tenuta, in una villa seicentesca nella campagna di Montepulciano – offre un soggiorno di alto livello con esperienze enoturistiche dedicate. Poter pernottare tra i vigneti del Nobile, organizzare un trekking tra le bellezze naturalistiche della Toscana, visitare la cantina della Tenuta, la bottaia di design, osservare l’intero processo di vinificazione e, infine, terminare la giornata degustando un calice di Pieve Sant’Ilario è un’esperienza impagabile per qualsiasi appassionato di vino.

Fattoria del Cerro

Fattoria del Cerro, ubicata in località Acquaviva a Montepulciano (SI), si estende su 600 ha. di proprietà dei quali 181 vitati e con i suoi 93 ettari iscritti all’Albo del Vino Nobile​​ è la più grande realtà privata produttrice di Vino Nobile di Montepulciano.

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