Un Vino Nobile nato dalle antiche pievi di Montepulciano: Pieve Sant’Ilario
Pieve Sant'Ilario di Fattoria del Cerro: un vino rosso pregiato e ricco di storia
Il progetto delle Pievi del Vino Nobile di Montepulciano
L’idea delle Pievi ha una storia decennale: già negli anni Novanta il Consorzio di Montepulciano aveva avviato i primi studi di zonazione, tra i più precoci in Italia. Il percorso che ha portato alla menzione “Pieve” è iniziato formalmente nel 2020, con un lavoro che ha coinvolto tutte le aziende della denominazione. L’approccio è stato duplice: da un lato le ricerche geologiche e pedologiche, dall’altro gli studi storici condotti fino al catasto Leopoldino del 1800. Incrociando questi dati sono state individuate le 12 zone, ciascuna con caratteristiche organolettiche riconoscibili nel vino prodotto.
L’introduzione della menzione Pieve ha anche una conseguenza pratica: certifica l’origine esatta delle uve. Il risultato è una tracciabilità territoriale che poche denominazioni italiane possono vantare: ogni bottiglia con menzione Pieve racconta la storia specifica di una singola collina, elevando il Vino Nobile ai massimi standard della zonazione internazionale – al pari dei grandi cru mondiali.
A garanzia della qualità, il disciplinare prevede una doppia commissione di assaggio: una commissione interna al Consorzio che valuta il vino prima dell’imbottigliamento e la commissione di idoneità di Valoritalia, che effettua il controllo finale su un campione prelevato dalla bottiglia.
Pieve Sant’Ilario: l’interpretazione enologica di Tenute del Cerro
Il disciplinare della menzione “Pieve” è tra i più restrittivi del panorama enologico italiano – e la distanza rispetto al Vino Nobile tradizionale è netta. Il disciplinare standard richiede un minimo del 70% di Sangiovese e ammette anche vitigni internazionali come Merlot o Cabernet nel blend.
La menzione Pieve alza l’asticella: il Sangiovese (nella sua declinazione locale, il Prugnolo Gentile) deve rappresentare almeno l’85% dell’uvaggio, i vitigni complementari ammessi sono esclusivamente autoctoni – Canaiolo, Ciliegiolo o Mammolo fino al 15%, Colorino fino al 5% – e vitigni internazionali e a bacca bianca non sono ammessi. I vigneti devono avere almeno 15 anni di età, essere condotti direttamente dall’azienda che imbottiglia, e rispettare una resa massima di 70 quintali per ettaro (2,5 kg per ceppo), senza possibilità di supero. Resa più bassa significa concentrazione e complessità aromatica superiori.
Come servire e abbinare Pieve Sant’Ilario
Il profilo organolettico del Pieve Sant’Ilario riflette fedelmente il suo terroir d’origine. Il vino si presenta nel calice con un rosso rubino intenso tendente al granato. Al naso è complesso ed etereo: emergono sentori nitidi di frutti rossi maturi, intrecciati a sfumature di spezie dolci che si aprono progressivamente con l’ossigenazione – un profilo in cui si legge il contributo dei suoli limosi e argillosi derivanti dagli antichi sedimenti marini. La bocca è di grande lunghezza ed eleganza: ottima concentrazione e struttura, con una mineralità sapida che si lega alla terra di Montepulciano. L’annata 2021 ha ottenuto 93 punti da James Suckling. È il vino che si colloca al vertice della piramide qualitativa di Fattoria del Cerro, con il Silìneo e l’Antica Chiusina – e la produzione è numericamente molto contenuta.
Una bottiglia da collezione: regalare Pieve Sant'Ilario
Una degustazione di Pieve Sant'Ilario a Fattoria del Cerro
Fattoria del Cerro